La Libertà in prigione

Edouard Do San Tereszkiewicz

Tre anni fa ho varcato la soglia del centro penitenziario della Farlève a Toulon in seguito alla mia richiesta di fare un Atelier sulla meditazione Zen coi detenuti del centro.
Per potere ottenere l’autorizzazione a fare il mio progetto c’è stata una attesa di 8 mesi, una inchiesta, e delle richieste da parte dell’amministrazione giudiziaria. Il primo giorno sono stato guidato da una guardia, per presentarmi il luogo e le regole da seguire, e condurmi nella stanza dove mi attendevano i primi detenuti che desideravano parteciparvi.
Quel giorno, un detenuto era stato sgozzato. In un corridoio ho incrociato un detenuto grande come un armadio che mi ha sussurrato all’orecchio, con una voce molto dolce : « Non accade tutti i giorni che una persona venga sgozzata » ; la mia risposta è stata : « Questo è un bene. » Istantaneamente le mie paure svanirono e ciascuno degli intervenuti liberati dalla paura ed io liberato dal timore di agire bene o male. Mi basta la sola presenza dei detenuti e, mi dicono, a loro basta la mia sola presenza.
Sono già tre anni che faccio parte del decoro di questa prigione, circolo liberamente, sono diventato familiare con le guardie ; i detenuti incrociati nei corridoi mi salutano e scambiamo qualche parola.

In funzione dei detenuti adatto la pratica della meditazione : seduta sullo zafu, su una sedia o allungata su un tappeto a terra. L’essenziale è che siano lì e noi viviamo questi momenti con molto rispetto, semplicità, ma soprattutto come la possibilità di liberarci dagli ostacoli mentali e vivere la detenzione con altre parole. In generale i detenuti dicono di apprezzare questi insegnamenti…

Alcuni detenuti, prima di uscire di prigione, non mancano di venirmi a ringraziare per la mia presenza, per il benessere che hanno ottenuto grazie alla pratica di zazen.
E’ chiaro che ci sono molti aneddoti, insegnamenti ed emozioni e bisognerebbe scrivere un libro per poterne parlare.
Per me la prigione della Farlève è un dojo e un Sangha fatto di persone.

Il termine « detenuto » si ferma fuori dalla porta della stanza di meditazione che funge da soglia.
Ho ricevuto di più di quello che ho trasmesso ; sono felice di avere scoperto la libertà in prigione con tutte le persone senza eccezioni.

Ci tengo a ringraziare mia moglie per la sua pazienza nei miei confronti e per avere mascherato il suo timore nei miei confronto durante i miei interventi in prigione ; anche il maestro Yuno Rech, per i suoi consigli e per la disponibilità di ascolto. 

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