Un bodhisattva scout

Vittorio Hōmon Petrillo, Dojo Zen Mokusho, Torino

I miei figli, anni fa, iniziarono ad interessarsi al mondo dello scautismo e, attraverso di loro, anche io. Dopo un periodo di partecipazione informale, ho preso parte a un breve corso di formazione e sono diventato uno scout, con tanto di uniforme e fazzolettone. Oltre all’adesione ai principi generali dello scautismo, ci sono due ragioni principali che mi hanno portato a questa scelta: il piacere di essere tra giovani e non giovani, di religioni, culture, status economico, ecc. diversi, uniti nella solidarietà con una intenzione positiva e disinteressata e, inoltre, il desiderio riconoscente di restituire a questa comunità tutto il bene che avevo ricevuto attraverso i miei figli.

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La nostra associazione (CNGEI) è laica e quindi non ha un orientamento religioso. Tuttavia, un'attenzione costante è rivolta allo sviluppo spirituale dei giovani che, attraverso il gioco, la vita all'aria aperta, la sobrietà, il contatto con la natura, sono educati a percepire e coltivare la loro natura più profonda.

Rimanere in silenzio intorno al fuoco di bivacco nella notte stellata, con il crepitio del legno e il suono della foresta, è un'opportunità quasi unica per bambine e bambini, ragazze e ragazzi.
L'attività è strutturata e segue il metodo Scout, che viene costantemente aggiornata alla luce delle buone pratiche e della verifica dell'attività svolta. È una scuola di vita per bambini, adolescenti e adulti: tutti imparano insieme.

Non avendo il tempo per impegnarmi come "Capo" di un'unità, il mio lavoro si basa sul supporto logistico, sulla partecipazione a lavori di manutenzione, su riunioni organizzative e come cuoco durante le uscite. In questo caso, durante l'uscita di gruppo del fine settimana, mi dedico a cucinare sabato sera, colazione e domenica a pranzo: le uscite sono quasi sempre fuori città. Il menu è deciso dai Capi (i ragazzi che gestiscono i diversi gruppi) e quindi io devo preparare e cucinare quanto previsto, concordando i tempi.

Non ho mai ritenuto appropriato dichiarare la mia pratica Zen a bambini e adolescenti, ed evito lo zazen durante queste uscite. Non ho nulla da nascondere, ma penso che sarebbe eccentrico e non voglio "rubare la scena" mentre sono impegnati nelle loro attività. La mia pratica Zen, tuttavia, non è un segreto e quando si è presentata l'opportunità, ne ho parlato principalmente con altri adulti.

Il mio sforzo è di allestire pasti ben preparati. Cerco quindi di "maneggiare anche una singola foglia di verdura in modo che mostri il corpo di Buddha", ciò che "permette al Buddha di manifestarsi attraverso la foglia".

Nella mia attività, cerco di essere concentrato, silenzioso, in armonia con gli altri, attento ed empatico, come nella cucina di una sesshin. Se fa particolarmente freddo, preparo il tè caldo a metà mattinata, che riscalda anche le mani intorpidite.

In una gita recente, il menu serale era pasta in brodo. I menu sono sempre semplici, sobri ed economici. In questo caso, ho aggiunto patate e zucchine (molto poche in verità) per migliorare il sapore. Il miglior complimento l’ho ricevuto da un bambino che mi ha detto "Signore, questa è la migliore minestra che abbia mangiato in vita mia!" Potenza della fame ….

Cerco di occuparmi della preparazione dei pasti, anche quando si tratta di piatti semplici ed essenziali: preparo anche acqua calda con detersivo e spugne in modo che alla fine del pasto, ognuno possa lavare velocemente la sua gavetta. Il modo di essere nella situazione (come ci si muove, come si agisce, ecc.) crea una relazione empatica con ragazze / ragazzi che genera rispetto reciproco e benevolenza. Questo anche se, a volte, non parlo quasi con nessuno di loro.

Certo, per i giovani affamati, il cuoco è sempre simpatico! Ma non è solo questo: i giovani sono spesso sbadati e distratti, ma allo stesso tempo sono molto sensibili e percepiscono rapidamente la "natura" di una persona. A volte, a turno, qualcuno viene ad aiutare in cucina: cerco di dare istruzioni semplici e chiare: "Lavati le mani, mantieni il coltello in questo modo, prendi la verdura in questo altro modo, stai attento a non tagliarti, ecc. " e, con il lavoro silenzioso in cui si evitano parole inutili, l'azione è condivisa in piena concentrazione. Quando arrivano, vogliono immediatamente mettersi al lavoro senza pensare: allora, fermarsi per lavarsi le mani è come entrare con il piede sinistro nello zendo.

Cerco di mettere molta attenzione nella comunicazione: alla fine del lavoro, dico grazie per l'aiuto e questo li sorprende perché un giovane viene raramente ringraziato. Soprattutto perché è lo stesso grazie che potrei dire ad un adulto: semplice e diretto.

Cerco una relazione di rispetto reciproco e, nel contesto Scout, ciò è facilitato, poiché i giovani escono dalle solite dinamiche gerarchiche (famiglia e scuola) e possono agire con grande libertà unita a un forte spirito di responsabilità; in questa situazione, infatti, la relazione tra uguali è più semplice. Inoltre, si appartiene allo stesso mondo, si indossa la stessa uniforme, il che implica che la stessa esperienza, le stesse regole, gli stessi principi siano condivisi.

C'è una bella regola che vorrei estendere in altre aree: quando il Capo vuole ottenere silenzio, solleva solo la sua mano con le dita nel simbolo Scout e rapidamente tutti gli altri fanno lo stesso e tutti si zittiscono: certo, a volte, i bambini sono più agitati del solito e il metodo non funziona, ma il risultato è spesso sorprendente.

Questo è tutto, niente di più, niente di meno.
È una bella esperienza.

 

 

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