A proposito di « Charlie Hebdo »

Domanda a Patrick Pargnien

Salve Patrick,
Sono profondamente toccato dai massacri in nome di Dio.
Se hai scritto su questo argomento, sarei molto interessato di venirne a conoscenza. Penso che la nostra “religione” deve anche riflettere sulle sue possibili derive, spogliandosi di ogni oggetto d’attaccamento (ideologia, concetti, maestro, rituali, messa in primo piano dei testi…) possibile, sorgente di divisione e di guerra, per conservare solo zazen e i precetti.
Cordialmente.

Risposta

Salve,
Capisco che tu sia colpito perché è terribile questa mancanza di coscienza e di saggezza… e lo sono ugualmente. Non ho scritto niente su questo tema (questo potrebbe essere un tema…) ma posso scriverti in alcune righe quello che penso.

“Dio” ha sempre avuto ed ha sempre “delle buone spalle” per giustificare le diverse frodi che sono commesse, per giustificare questa violenza che ci abita in quanto esseri umani, prendendo radici nella paura e particolarmente nella paura della differenza che porta irrimediabilmente all’esclusione.

Quanto è difficile per noi esseri umani entrare in relazione, cioè osare di entrare nella differenza, nello spazio dell’altro e osare di lasciare l’altro entrare nel proprio spazio, nella sua differenza, senza perdere la propria unicità. L’altro che può essere il vivente nel suo insieme ( minerale, vegetale, animale…) ma anche una situazione, un evento.

Siamo degli esseri fondamentalmente fatti d’amore, ma non realizzati, separati da questa sorgente e dunque con l’illusione fortemente ancorata che ne siamo separati. Il sentimento di separazione che ha per origine l’ignoranza, l’ignoranza della “nostra” dimensione più vasta. E così noi creiamo tutta una rete di strutture, di sistemi ai quali ci attacchiamo, ci identifichiamo e che ci rassicurano o più esattamente che rassicurano il sistema condizionato.

E per non perdere questi “appigli”, sui quali si è costruita la nostra personalità, il nostro modo di vivere, le nostre credenze, siamo pronti a difendere questo “territorio”…

PhotoEricTcheouNuageRouge

Allora, prima di tutto, penso che sia importante non dissociarsi da tutto quello che succede nel mondo perché è un riflesso fedele di quello che ci abita, dei nostri condizionamenti. Perché il conflitto, la sofferenza, l’esclusione, la violenza, la paura, ecc. esistono in noi ed è dunque nostra responsabilità (nel senso di dare una risposta) rivolgere lo sguardo a 180 gradi in noi stessi per chiarire questi differenti stati d’animo che si esprimono in noi e nel nostro ambiente più stretto. Chiarirli perché perdano potenza e smettano di condurre la nostra vita. Ma è altrettanto importante vedere e essere cosciente della bellezza che c’è in questo mondo e in noi stessi, e che c’è in ogni essere. La Via dello zen è una Via molto bella, profonda sia nella pratica che propone, che nell’insegnamento, veicola dei valori essenziali che si indirizzano al cuore dell’essere ma, a mio avviso è invece importante non definirla come una religione e, ahimè, l’istituzione attuale ha tendenza a volerne fare una religione e, forse, una nuova chiesa.

Per quanto mi riguarda, lo zen non è né una religione né una filosofia ed è il gusto di questa Via; che non possiamo definire, nominare, rinchiudere in un concetto. Più correttamente, la possiamo considerare come una via spirituale, cioè una via che “si occupa dello spirito” per mezzo di una pratica. Che sia meditativa nella seduta o nelle differenti azioni della vita e che permetta così che le condizioni più favorevoli siano riunite affinché la luce silenziosa del risveglio si realizzi. Affinché l’essere umano si realizzi nella sua totalità.

E in quanto “spirituali”, esseri che sono impegnati in un cammino di liberazione, di trascendenza, dobbiamo effettivamente restare molto vigilanti a non cristallizzare le forme, né a cristallizzarci su esse.

In un certo modo giocare con esse per non confonderle con l’essenza, il cuore. Solamente delle forme. E’ vero che spesso i testi sono messi in primo piano e possono, alla lunga, diventare dei dogmi quando invece il loro senso profondo e la loro ragione d’essere è di ispirarci, e di essere un’ispirazione che ci accompagna sul cammino. Allora, penso, che in quanto insegnanti, che trasmettono la Via , è essenziale “tenere” questo sempre a mente.

La Via spirituale dello zen che, nel corso delle epoche, delle culture e degli esseri umani che l’hanno praticata, si è strutturata, formalizzata attraverso diverse regole, cerimonie, ecc… effettivamente, ci guadagnerebbe a spogliarsi. Non necessariamente di tutto, ma come scrivevo più sopra, di giocarci, di creare delle rotture, di semplificarla per adattarla alla realtà di oggi perchè, la grande maggioranza degli esseri che sono impegnati in questa Via, la stanno vivendo nel mondo.

E questo è importante accettarlo pienamente; vivere questo appello, questo soffio dello spirituale nella vita delle convenzioni umane come essendo a pieno titolo una via.

Perché la Via e il risveglio sono al di là di ogni forma, nel senso che sono “l’espressione” dell’incondizionato. E’ il canto invisibile, silenzioso, dell’inafferrabile.

Il canto del risveglio, della luce silenziosa, è come l’uccello che si appoggia liberamente sul ramo di un albero. Nessuno l’ha chiamato, né l’ha attirato. Nessuno lo può afferrare.

Allora spesso, come sai, lo scoglio dell’istituzione è di impadronirsi di un formato, di toglierlo dal suo contesto (epoca, cultura..) e di cercare di farlo coincidere con la realtà di oggi. E questa mancanza di elasticità, di libertà può generare una cristallizzazione che è tossica per la ricerca e dunque per il cammino spirituale e per colui (o colei) che cerca.

Talvolta le forme sono utili, talvolta non lo sono; l’essenziale è non prenderle per quelle che non sono, non confonderle col cuore della Via. Sono d’accordo con te, c’è una spogliazione necessaria affinché la via spirituale si rivolga direttamente al cuore dell’essere e non offra troppo nutrimento allo stato d’animo della divisione ma questo è legato anche alla maniera d’insegnare e alla saggezza di colui o colei che trasmette.

Da cuore a cuore
Patrick

Tags: NL17

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