Kannon Gyo - Sutra de Kannon

Teisho di Jean Pierre Thévenin

Parleremo in un primo tempo di Kannon, poi della parte in prosa del 25° capitolo del Sutra del Loto per affrontare nella terza parte il poema di quel capitolo: il Kannon Gyo.

1. Il bodhisattva Kannon

Il nome di Kannon, il culto di Kannon, sono molto importanti nel buddhismo Mahayana (Grande Veicolo).
In India, è chiamato Avalokitesvara, in Cina Guanyin, in Giappone Kannon o Kanzeon.
È il bodhisattva della compassione, spesso raffigurato da una statua con mille braccia per aiutare tutti gli esseri; in ognuna delle mani c’è un occhio che rappresenta il discernimento. Questo bodhisattva, Sengu Kannon, simboleggia i molteplici poteri della compassione, che si reca in aiuto delle infinità delle forme di esistenza. Si dice allora che Kannon diventa muso, senza postura, al di là della postura, della forma.
In Giappone ci sono 33 manifestazioni di Kannon, talvolta uomo, talvolta donna, bambino, gatto ecc., per aiutare ed educare. In alcune isole nel Sud del Giappone c’è addirittura una Maria Kannon, ricordo dell’influenza cristiana del XVII secolo.

Talvolta Kannon è raffigurato con un cesto di pesci. È una storia molto antica (1300 anni) che si svolse in Cina in un villaggio di pescatori. Una bella giovane vendeva dei pesci, tutti i ragazzi del villaggio volevano sposarla. Ella dichiarò che avrebbe concesso la sua mano solo a colui che avrebbe recitato a memoria il Kannon Gyo. Dappertutto nel villaggio si sentì recitare il sutra e venti giovani riuscirono ad impararlo a memoria. Perciò la fanciulla impose loro una nuova prova, che consisteva nel recitare il Sutra del Diamante, cosa che fecero una dozzina di ragazzi. A questi ultimi elle propose quindi di imparare il Sutra del Loto, un solo vincitore portò a termine la prova e la ragazza si impegnò a sposarlo, il che lo portò al colmo della gioia. Ma recandosi da lei, il giovane la trovò morta sulla strada, il suo corpo venne deposto in un feretro e venne chiesto ad un vecchio maestro zen che passava di là di celebrare una cerimonia e di cantare il Kannon Gyo, ma quando aprirono la bara il corpo era scomparso, ed ugualmente sparì il maestro. Il giovane, disperato, meditò il suicidio, ma udì la voce del maestro, il quale gli disse: “Avete la possibilità di diventare un grande maestro zen e, grazie all’aiuto di Kannon, di diventare Kannon stesso”, gli indicò il tempio di Kanshi in cui in seguito il giovane divenne un grande maestro e contribuì ad aiutare innumerevoli esseri, in particolare le donne.

KAN significa osservare, vedere – ON, i suoni del mondo; osservare le sofferenze del mondo. Generalmente non si vedono i suoni con gli occhi, ma Kannon guarda con l’occhio della saggezza, con lo spirito vasto, lo spirito di zazen.

Nell’Hannya Shingyo, Kannon è chiamato Kan Ji Zai, il Bodhisattva della Libertà. Il nome è diverso, ma è lo stesso spirito di compassione che è realizzato nell’insegnamento a Shariputra, discepolo del Buddha, che rappresenta la saggezza. La compassione insegna alla saggezza.

Il Kannon Gyo, il Sutra di Kannon, è uno dei sutra che viene cantato nella nostra tradizione zen Soto. Questo sutra è una parte del 25° capitolo del Sutra del Loto, è in poesia, mentre l’altra parte è in prosa. In giapponese il Sutra del Loto è chiamato MYO HOREN GE KYO.

In questo capitolo, Kannon è chiamato anche KAN ZE ON. Insieme con lui ci sono anche altri tre personaggi: Buddha, Mujini (colui che comprende ogni cosa all’infinito) e Jizo (in Giappone il protettore dei bambini e dei viaggiatori).

C-Hoffmann

2. La parte in prosa del 25° capitolo del Sutra del Loto

All’inizio del sutra, MUJINI chiede al Buddha: “SESON (venerato) che possedete la splendida postura, perché KAN ZE ON (cioè Kannon) è chiamato colui che vede i suoni del mondo?”
La splendida postura è la postura di zazen, in zazen voi diventate dei Buddha, la postura è la stessa del Buddha.
Il Buddha gli risponde che ascoltare il nome di Kanzeon, vedere il suo corpo, può eliminare le sofferenze dell’esistenza che sono legate ai 7 incidenti.

2.1. I 7 incidenti

Il Buddha descrive i 7 incidenti che possono capitare nella nostra vita: cadere in un grande fuoco, subire degli incidenti dovuti all’acqua, essere attaccati dai demoni, essere mangiati dai cannibali, essere circondati dai briganti, essere imprigionati. Ogni volta se ne esce grazie alla concentrazione su Kannon. Non male davvero!

Così si invoca l’aiuto di una divinità, di una potenza superiore, l’essere umano ha sempre avuto bisogno di rivolgersi ad una divinità superiore, ma Kannon non esiste, fondamentalmente è in ognuno di noi, è la dimensione della compassione che esiste in noi. Ognuno deve sviluppare la capacità di essere d’aiuto.

2.2. I 7 tesori

Il Kannon Gyo parla anche dei 7 tesori, ma essi sono simbolici, non sono mucchi d’oro, d’argento, di madreperla ecc., considerarli a livello materiale sarebbe una lettura superficiale. È per questo motivo che il maestro Deshimaru parla dei tesori della pratica di zazen.

  1. NEN KAKUSHI  : la concentrazione su ogni cosa.
  2. TAKU KAKUSHI  : scegliere tra le cose buone e quelle cattive, i ricordi buoni e cattivi. Secondo il maestro Deshimaru i saggi hanno una memoria selettiva che trattiene solo l’essenziale.
  3. SHOJIN KAKUSHI  : fare degli sforzi sulla Via apporta grandi meriti.
  4. KI KAKUSHI  : la gioia per la felicità degli altri.
  5. JO KAKUSHI  : non muoversi, la concentrazione sul corpo. È il controllo delle contraddizioni. Nella vita siamo pieni di contraddizioni, come per esempio: devo smettere di fumare…ma continuo!
  6. SHA KAKUSHI  : abbandonare, lasciar cadere gli oggetti di attaccamento.
  7. E KAKUSHI  : la saggezza, continuando zazen le cose materiali perdono il loro valore.

2.3. Le 33 forme di Kannon

Nel paragrafo successivo del Sutra del Loto si trova una descrizione delle 33 forme rivestite da Kannon. Kannon assume infiniti aspetti (simboleggiati dal numero 33) per educare ed aiutare. In precedenza Kannon fu un Buddha, ma in questo mondo è diventato il bodhisattva del buddhismo Mahayana che aiuta tutti gli esseri e quindi si trasforma in funzione della persona da aiutare. Kannon ha quindi diverse dimensioni.
Dimensione di santità

Kannon può trasformarsi in Buddha, assumere la dimensione di Buddha, ma può anche rivestire l’aspetto di Shomon, colui che ha ottenuto il satori ascoltando la voce e l’insegnamento del Buddha (4 Nobili Verità) o di Engaku, colui che ha ottenuto il satori osservando i 12 innen, le 12 cause interdipendenti. Entrambi sono asceti del buddhismo Hinayana, ma sono ugualmente dei santi.

Dimensione degli dei indù

Kannon assume anche l’aspetto di 3 divinità dell’India: Brahma (il creatore), Vishnu (il protettore), Shiva (il distruttore), che all’epoca del Buddha Shakyamuni erano degli dei molto importanti in India. Il Buddhismo li ha quindi integrati, tuttavia essi rimangono meno importanti dei bodhisattva.
Il sutra descrive in seguito delle divinità che si incontrano negli scritti buddhisti o visitando un tempio. Anche se tutto questo ci sembra molto lontano, esotico, trarne ispirazione può costituire un aiuto sulla Via.
Kannon assume per esempio la forma di TAISHAKUTEN (in sanscrito il dio INDRA), divinità che protegge i 10 kai (10 Precetti) e di JIZAITEN, che al contrario è un dio-demone che infrange i 10 kai. JIZAITEN governa il mondo dei desideri e gioca con i desideri in totale libertà. Troppa morale non va bene, può essere fonte di illusione. Il demone talvolta può essere utile… Lo zen è la via del giusto mezzo, né troppo nelle illusioni né troppo nel desiderio di purezza.

Kannon diventa anche DAI JIZAITEN, che è un dio che si immerge nel cattivo karma, nella sozzura. È il re dei demoni, ma li può controllare. Controllare i propri desideri, è il grande insegnamento del maestro Deshimaru.

Kannon può anche diventare TENDAISHOGUN, in giapponese IDATEN. È un dio che corre molto veloce ed è divenuto il protettore del tenzo. Costui è rapido, lavora costantemente alla realizzazione dei pasti. In Giappone, nelle cucine zen c’è sempre una statua di IDATEN.
Per ultimo c’è poi BISHAMONTEN, dio coraggioso, forte e potente, che in Giappone è diventato un dio della buona sorte e della fortuna. È da BISHAMONTEN che è giunto il Kannon Gyo, poiché è onnipotente e protettore.

Un altro dio della fortuna in Giappone è BENZAITEN, divinità della musica, emanazione della dea indù LAKSHMI, dea dell’amore e della saggezza, consorte di Vishnu, talvolta chiamata anche SARASVATI, dea della bellezza e della felicità. Un altro dio della fortuna è HOTEI (cinese), è il Buddha dal ventre panciuto, il Buddha del futuro, della ricchezza e del buon cibo.

Si vede quindi che Kannon deriva da molteplici tradizioni mescolate: indù, cinese, giapponese. Perciò è stato (ed è tuttora) importante nella vita quotidiana delle persone.
Altre forme di Kannon

Kannon si trasforma anche in brahmano, monaco, laico, uomo, donna, ricco, povero, drago…
C’è anche la divinità SHINKONGOSHIN. Shin: dio, shin: prendere con la mano, kongo: è il diamante, cioè il vajra, l’arma di diamante (folgore). Quindi il dio che protegge il buddhismo e che si trova spesso all’entrata dei templi.

3. Il poema del Sutra del Loto: Kannon Gyo

Il poema ripete la stessa cosa ma in una maniera più poetica, rientra più nel campo dell’intuizione. È la parte che cantiamo, il Sutra Kannon Gyo.
Come nella prima parte, MUJINI pone la domanda: “Perché, a causa di quale innen, è chiamato KANZEON (Kannon)?”.

I 12 Innen, sono la legge di causalità: in, causa, e en, interdipendenza.

Buddha risponde parlandogli dei voti, GAN, di Kannon, dei voti come GAN nello SHI GU SEIGAN MON (i voti del bodhisattva che si cantano al mattino e alla sera). Nella vita si fanno dei voti per avere successo, avere fortuna, sedurre, far parte dell’élite… Il bodhisattva invece fa dei voti infiniti, dei voti puri, il sutra dice che questi GAN sono più profondi e più infiniti dell’oceano insondabile.
Il Buddha risponde a Mujini: “Ascoltando il nome, guardando il corpo, concentrando il proprio spirito sul potere di Kannon, senza lasciar passare nulla invano, è possibile in quel momento far dissolvere numerose sofferenze”.

È il tema del sutra: NEN (concentrarsi) PI KANNON RIKI (potere): concentrarsi sul potere di Kannon poiché concentrarsi su Kannon dona il potere di eliminare le sofferenze.

3.1. NEN PI KANNON RIKI

Concentrare il proprio spirito sui poteri di Kannon

Concentrare il proprio spirito sui poteri di Kannon è concentrarsi in zazen. Durante zazen si pratica KAN, il KAN di Kannon. KAN è vedere l’effimero, vedere MUJO (l’impermanenza) nel momento presente. Per la maggior parte delle persone l’impermanenza fa soffrire. Tutto invecchia, muore, finisce rapidamente, allora si preferisce dimenticarlo. KAN è immergersi nell’effimero e lì trovare la pace dello spirito. Entrare nella corrente, tuffarsi, è diverso dall’essere spinti nell’acqua. Nello zen si parla anche di HISHIRYO, HISHIRYO è simile a Kan, vedere ciò che appare e scompare ad ogni istante.

La formula NEN PI KANNON RIKI, concentrarsi sul potere di Kannon, è ripetitiva, viene ripetuta 12 volte nel sutra. Questo corrisponde alle 12 cose spiacevoli che ci possono accadere, ma che grazie alla concentrazione su Kannon si trasformano. È una ripresa della parte in prosa.

    1. Se siete spinti in un cratere infuocato, grazie al potere di Kannon esso si trasforma in un lago. È la metafora dello spirito che ha delle preoccupazioni, che è nell’inferno, in collera, si sente respinto, che corre dietro al denaro, al whisky…
    2. Tutti gli incidenti dovuti all’acqua, essere attaccati dai pesci (a La Rèunion gli squali), sballottati sulla superficie dell’acqua, andare alla deriva sull’oceano dei bonno… Un giorno felice, il giorno dopo triste.
    3. Siete spinti dalla cima del monte SUMERU e grazie al potere di Kannon rimanete appesi al cielo. Troppo orgoglio, troppa fiducia in se stessi, troppe idee preconcette e pregiudizi, del tipo “io ho ragione, gli altri si sbagliano”.
    4. Siete perseguitati, cadete dal monte KONGO, non perdete un solo capello.
    5. Siete circondati dai ladri. Per il potere di Kannon, essi saranno animati dallo spirito di compassione. Kannon ha il potere di cambiare lo spirito.
    6. Condannato a morte dall’imperatore, la spada del boia si rompe in mille pezzi. L’imperatore è l’ego onnipotente. L’autentica sostanza dell’ego è MUGA, la non-sostanza.
    7. In prigione, con il collo rinchiuso da una gogna. Tutto il mondo è in una gogna: quello del lavoro, quello famigliare… si vuole avere successo, avere una bella casa, farsi eleggere… Proverbio: il monaco zen, lo stupido, il gatto, si siedono sempre nello stesso posto.
    8. Se qualcuno ci vuole avvelenare, questo si ritorce contro di lui. Come i monaci tendai che avvelenarono Bodhidharma con del tè. Bodhidharma capì subito ciò che stava accadendo, versò la metà del tè su una roccia che si spaccò in due, uccidendo la maggior parte dei monaci, poi bevve il resto del tè e si addormentò tranquillamente, sapendo che Eka, il suo discepolo, avrebbe continuato il suo insegnamento.
    9. (10 et 11)Se incontrate dei demoni, dei fantasmi, dei draghi velenosi, degli animali feroci, se siete morsi dai serpenti… grazie al potere di Kannon…
      Sono tutti i desideri animaleschi, i serpenti rappresentano i piccoli bonno, che possono essere devastanti, come la gelosia, il rancore, l’avarizia…

12. Se ci sono tuoni, saette, se piove a dirotto, per il potere di Kannon le nubi si allontanano. Le nuvole sono l’ignoranza, la pioggia è tutto ciò che crea delle liti, delle dispute, dei disaccordi, tutto ciò che accresce l’egoismo.

Grazie al potere di Kannon si può far diminuire l’egoismo che provoca la sofferenza. L’ego fa sprofondare nel Naraka, l’inferno, la sofferenza. La grande libertà di Kannon è Mushotoku, praticare senza scopo personale, per gli altri, per l’intero cosmo.

C’è una storia del Buddha che cammina lungo il lago di Loto e osserva il Naraka (l’inferno) sul fondo. Lì vede un assassino che vi si dibatte. Tuttavia quell’assassino un giorno aveva salvato un ragno, mentre stava per schiacciarlo aveva fermato il suo gesto. Così il Buddha decise di aiutarlo. Gettò un lungo filo di ragno nelle profondità del Naraka. L’assassino afferrò il filo trasformato in corda e cominciò a salire per sfuggire da quell’inferno. Per un attimo, spossato, si fermò e meccanicamente guardò verso il basso. Fu allora che vide un mucchio di persone che come lui salivano per uscire dall’inferno. Pensò: “Questo filo è appena robusto per me, se tutti vi si aggrappano si spezzerà ed io non potrò più scappare da qui…”. In quel preciso istante il filo si spezzò e tutti ricaddero nelle profondità del lago.

3.2. KAN  : osservare

Dopo la serie dei NEN PI KANNON RIKI il sutra descrive 5 tipi di KAN che fanno diminuire la sofferenza e portano felicità e gioia. È sempre il Kan di Kannon, Kanzeon, KAN che significa osservare.
Ad esempio l’osservazione dello spirito, SHIN KAN, genera la saggezza illimitata, la saggezza compassionevole.

KAN è zazen, osservare il proprio spirito ma anche vedere che questo spirito non è così diverso dagli altri.

3.3. Fine del poema: JIZO appare

JIZO appare, JIZO è il protettore dei viaggiatori, dei bambini e in particolare dei bambini deceduti. In Giappone, le sue statue sono sempre nella strada, mai all’interno, per poter toccare tutti gli esseri. In India è chiamato anche KSHITIGARBHA: salvatore delle anime cadute nell’inferno.
Alla fine JIZO dice: “Seson, se gli esseri sensibili ascoltano questo sutra i loro meriti e virtù non saranno mai minimi, 84000 esseri sensibili generano BODAI SHIN”.
Si ritrova qui uno dei temi del Sutra del Loto, i meriti ricevuti ascoltandolo e diffondendolo.

Bodai shin è lo spirito del risveglio. 84000 significa un’infinità, come il numero 33. Lo spirito del risveglio non è diverso dalla compassione.

Se ci si concentra sul potere di Kannon, è inutile aver paura di qualsiasi cosa, per esempio degli incidenti.
Quando ci si concentra in zazen noi diventiamo Kannon. Kannon si immerge in mezzo alle sofferenze e cambia aspetto, assume numerose forme per aiutare a metter fine a tutte le sofferenze.

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