Sciogliere i nodi

feuilles

Sesshin Pégomas - novembre 2011

Nello Shobogenzo Zuimonki, il maestro Dogen cita le parole di un saggio: « Rimediare ai disordini della vita politica è come sciogliere un nodo di uno spago, di una corda. Non siate frettolosi. Sciogliete il nodo solo dopo averlo esaminato in dettaglio, dopo averlo esaminato profondamente. »

Questa citazione ha sollevato la seguente domanda nel mondo:

D : E’una domanda sui nodi di cui parlavi. Quello che mi è venuto in mente mentre tu ne parlavi è: Perché tutti questi nodi che vengono regolarmente non si sciolgono così, tutti in una volta, e così dopo si sta tranquilli?

RYR : Se si pratica zazen profondamente, nel momento in cui la pratica è non ci sono più nodi. I nodi si dissolvono ancor più istantaneamente in quanto non hanno sostanza. E’ solo quando siamo noi a dargli corda, quando continuiamo a tirare…

D : Sì, si presentano nella vita di tutti i giorni, ma in zazen no, d’accordo, sono d’accordo.

R : Si impiega dell’energia, si crea una contraddizione, un conflitto, non ci si armonizza più con la realtà e quindi si producono dei nodi. In zazen si mette tutta la propria energia nella pratica dell’istante presente, corpo e mente in unità, e non c’è più energia per fare nodi.

Ma il problema nella vita quotidiana è che le nostre vecchie abitudini mentali rinascono, riappaiono. Anche se in zazen abbiamo sperimentato qualcos’altro spesso non basta perché subiamo delle vecchie influenze, dei bonno, dei karma antichi, che hanno prodotto una sorta di impronta che, anche se non ha sostanza, cioè anche se può essere trasformata e abbandonata, ha tuttavia un’esistenza fenomenica, impermanente. Ma ciò non toglie che ritorni, che si riproduca. E allora, la sola cosa da fare è praticare gyoji costantemente, il più a lungo possibile, cioè ritornare il più possibile nella vita quotidiana alla pratica degli stati dello spirito di zazen. Io lo chiamo un risveglio immediato e una pratica progressiva, che viene dopo. In zazen ci sono dei momenti di totale unità con la vacuità, la realtà così com’è. E in quel momento non ci sono più nodi, non c’è più nessuno che fa zazen, e, come dicevi prima, non c’è più nessuno che fa dei nodi. Ma non dura a lungo, è questo il problema.

Invece quello che dura è la pratica che anche nella vita quotidiana - e non solo necessariamente seduti in zazen – ci porta ad essere veramente uno col proprio corpo, nell’azione o nell’attività presente, a ristabilire quel contatto con la realtà così com’è, a ritornare alla condizione normale. Ciò contribuisce a cancellare i segni legati alle abitudini mentali del passato, ai nostri vecchi karma.

Ma è vero che non si può capire qualcosa una volta per tutte. Certo, se la comprensione è profonda, questa facilita il fatto di cancellare le orme. Più la comprensione è profonda, meno occorre lo sforzo cosciente di tornare alla pratica costante.

 

Tags: Roland Yuno Rech

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