Qualche regola per il canto dei sutra

Per noi occidentali, cantare i sutra in giapponese non è semplice per il fatto che non fa parte della nostra cultura e perché non conosciamo la lingua. Ecco qualche regola che ci può aiutare a cantare i sutra.

Per migliorarsi nel canto dei sutra, esistono due approcci:

La ripetizione dei sutra: possiamo ascoltare delle cassette o dei CD di sutra cantati nei templi in Giappone e sforzarci di ripetere al meglio il canto.

Possiamo poi studiare il modo giusto di cantare. A partire da qualche base rudimentale sul funzionamento della lingua giapponese, possiamo comprendere più chiaramente come recitare i sutra, sia in termini di ritmo che di pronuncia. E’ questo secondo approccio che viene qui affrontato.

La lingua giapponese comprende cinque vocali:

A – I – U – E – O

Queste vocali si declinano attraverso l’aggiunta delle consonanti :
KA – KI – KU – KE – KO ;
SA – SHI – SU – SE – SO ;
TA – TCHI – TSU – TE – TO , etc...

I sutra che cantiamo sono quindi composti da queste diverse particelle, ritrascritte nel nostro alfabeto, ognuna corrispondente ad una unità di tempo, chiamata « more ».

Bisogna distinguere due tipi di sutra :
Nell'Hannya Shingyo o nel Dai Shin Darani, per esempio, le sillabe isolate sono cantate su un tempo, mentre le sillabe legate tra di loro sono cantate su un mezzo-tempo ciascuna.  

Per esempio: Kan ji zai bo satsu gyo
kan ji zai bo e gyo sono cantati su un tempo, anche satsu su un tempo (o due mezzi-tempo).

Nella maggior parte degli altri sutra (Sandokai, Hokyo zanmai, Fukanzazenji, il Sutra dei pasti, il Canto dei patriarchi ...), alcune sillabe sono sottolineate o accentate, si tratta cioè di sillabe dette lunghe, che si presuppone siano cantate su due tempi. Questa regola può essere spiegata.

SILLABE CORTE E SILLABE LUNGHE

Noi parliamo di sillabe corte e di sillabe lunghe ma, nella lingua giapponese, le sillabe dette lunghe sono in effetti l’unione di due particelle, per cui la recitazione si fa su due tempi. Questo approccio non ha che un interesse puramente linguistico: permette di comprendere meglio la struttura dei sutra e permette alla fine un canto più omogeneo.

Sillabe AI – EI – OI – UI

La sillaba è composta da una prima particella (A – E – O ou U) poi dalla particella I, che giustifica la recitazione su due unità di tempo. Nella lingua giapponese, la sillaba AI si pronuncia una particella dopo l’altra. 

Pe esempio : Chikudo dai
DAI è composto dalla particella « DA » e dalla particella « I » che si pronunciano successivamente. Potremmo tuttavia dire che non si tratta di una sillaba lunga ma di due sillabe corte che si succedono.
Del resto, nel testo del Fukanzazenji distribuito qualche anno fa alla Gendronnière, le sillabe AI, EI, OI o UI non erano sottolineate, il che implicava che ognuna delle particelle fosse pronunciata in modo indipendente.

Sillabe in N

Anche qui, le sillabe in N si pronunciano su due tempi in quanto sono composte da due particelle.  

Per esempio : Chikudo daisen no shin
Qui, SHIN è composto dalla partiella « SHI » e dalla particella « 
 », difficilmente pronunciabile per gli occidentali ma che si apparenta alla n o alla m (m quando la particella precede una b, una p : sampai, sambo fushite).
La particella « 
 » non è una semplice consonante che completa una sillaba ma si pronuncia a tutti gli effetti, da qui la recitazione una dopo l’altra delle due particelle su di un tempo ciascuna.

Sillabe concluse con una doppia consonante

Due casi :
La sillaba che precede una doppia N : viene ripresa la regola enunciata qui sopra, salvo che la particella successiva è una particella in N (NA – NI – NU – NE – NO).
Per esempio : Innen jisetsu jakunen
Innen si compone qui delle particelle « I », « 
 », « NE » e di nuovo «  », pronunciate una dopo l’altra.
Le particelle
« spezzate » : quando due consonanti si seguono, la prima particella è pronunciata includendo la prima doppia consonante e su due tempi. Nella scrittura giapponese, questo tipo di sillaba si scrive con due particelle, da qui il canto su due tempi.
Per esempio : Hi wa nesshi kaze wa dôyô
Nesshi si pronuncia « nesh » su due tempi, poi « shi ».
Per esempio : ansô o motte
Motte si pronuncia « mot » su due tempi, poi « te ».

Le vocali lunghe

La lingua giapponese comprende delle vocali lunghe impossibili da identificare per gli occidentali, per questo vengono sottolineate le particelle relative (le vocali lunghe sono del resto quelle accentuate più spesso, per esempio tô). Nella scrittura, queste vocali lunghe sono composte da una prima e da una seconda particella, il che significa che si pronunciano su due tempi.
Per esempio : Chikudo daisen no shin tôzai
« Tô » si pronuncia tô- su due tempi.

Attenzione : sillabe del tipo GYA, GYO, KYO, HYA...

Queste sillabe sono composte da una prima particella poi da un’altra segnata in piccolo, ma si pronunciano su un tempo.
Per esempio, GYO si compone della particella GHI seguita dalla particella piccola YO. La seconda particella non implica qui che la sillaba venga cantata su più unità di tempo.

IL RITMO

La comprensione della struttura delle sillabe ci permette di dare ai sutra il ritmo appropriato.


La relativizzazione delle sillabe corte e lunghe

Abbiamo visto sopra che le sillabe corte erano recitate su un tempo. Le sillabe lunghe nella lingua giapponese vengono recitate su due tempi massimo (in realtà, per le sillabe lunghe e corte si può recitare tra un tempo e mezzo e due tempi).

Ora, fin da quando si conosce il funzionamento delle sillabe, la distinzione tra sillabe corte e sillabe lunghe può essere relativizzata, cioè interpretata diversamente a seconda del contesto. Quindi, per ben comprendere il ritmo da rispettare, possiamo dire che, oltre alle vocali lunghe, il canto non è che una successione di sillabe corte. La sottolineatura e l’accentazione menzionate nei testi dei sutra ci aiutano, quindi, a identificare le due particelle.

Chikudo daisen no shin tôzai mitsu ni aifu ...

si canta :

Tchi – ku – do – da – i – se – n – no – shi – n – tô- – za – i – mi – tsu – ni – a – i – fu

Un canto continuo

Il canto dei sutra si fa con un ritmo continuo senza che si sentano interruzioni.
Le sillabe lunghe che abbiamo identificato, non devono quindi essere utilizzate come dei momenti di pausa in cui il ritmo viene rallentato. Le particelle sono cantate in successione in modo uguale, anche se una sillaba è accentata o sottolineata.

La respirazione

A livello respiratorio, questo implica che non si riprenda fiato necessariamente sulle sillabe lunghe, cosa che potrebbe contribuire a sottolinearle troppo e a provocare un’interruzione nel ritmo. Dobbiamo riprendere fiato naturalmente, alla fine dell’espirazione, indifferentemente su sillabe lunghe o corte.

IL MODO DI CANTARE

La scelta della tonalità

Ognuno, al momento dell’attacco del sutra sceglie una nota sulla quale canterà, sia la nota di partenza data dall’ino, sia la nota che meglio conviene alla tessitura della propria voce (ma se possibile in armonia con la nota data dall’ino).
In seguito, questa nota viene mantenuta per tutta la durata del sutra. Bisogna assolutamente evitare che la tonalità del canto cambi e in particolare che non scenda in note sempre più basse, cosa che appesantisce considerevolmente il canto.

Tre consigli :
Fare attenzione a mantenere sempre la stessa nota, in particolare quando si riprende il canto dopo un’inspirazione.
Mantenere sempre l’energia nel canto : se si dà energia al canto, la concentrazione viene mantenuta più facilmente e la voce si stabilizza naturalmente.
Legare il canto.

Il canto legato

Legare il canto consiste nel non creare interruzioni tra le sillabe cantate. La nota scelta in partenza è cantata di continuo e le sillabe vengono a posarvisi sopra senza lasciare spazi vuoti né appesantimenti del ritmo. Questo aiuta a mantenere una più grande concentrazione ed evita che il canto si indebolisca.


L’ascolto del canto
Durante il canto dobbiamo sforzarci di ascoltare gli altri, cosa che alla fine ci permette di cantare con un’unica voce. Attraverso questo ascolto, dobbiamo sentire come se il canto degli altri passasse attraverso di noi e poi noi vi aggiungiamo la nostra voce.

LA PRONUNCIA

Conoscere qualche particolarità della pronuncia giapponese, può anche questo aiutarci a trovare una migliore armonia nel canto.

G – J

Le particelle in G si pronunciamo sistematicamente g anche nelle particelle GE (ghe) e GI (ghi).
Per esempio : Tettsû Gikai daioshô – se prononce : tet tsû ghi ka i da i o shô-

Le particelle in J si pronunciano sempre come la j (ʒ) francese, e mai i. Sono pronunciate in modo « pizzicato », cioè secco e deciso, e possono anche tendere verso la g (ʤ).
Per esempio : Mo ko o ja o ro mi – ja si pronuncia gia e non ia.
Allo stesso modo : Jo rai maka hannya haramita – jo si pronuncia gio e non io.

S – Z

Le particelle in S – SA, SU, SE, SO, si pronunciano sempre con la s dura e mai dolce.
Per esempio : Mokudo taisen.

SH – CH

Le particelle in SH si pronunciano sc come in sci.
Per esempio : shin si pronuncia come scivolo.

Le particelle in CH si pronunciano come in ciao (ʧ).
Per esempio : Chôryô seryo daioshô – Chôryô si pronuncia cio-rio.

R

Le particelle in R (RA – RI – RU – RE – RO) non si pronunciano r ma si avvicinano più alla l. Per esempio : Arido ni nan – Arido si pronuncia alido.
Qui ancora, le particelle sono recitate in modo « pizzicato », il che fa sì che ci si situi tra la r e la l.
Peraltro queste particelle non sono arrotolate come in italiano o in spagnolo.

H

Le particelle in H (HA – HI – HU – HE – HO) sono pronunciate con una h aspirata, a differenza delle vocali (A – I – U – E – O).
Per esempio: Eihei Dogen daioshô – la prima particella E si pronuncia e mentre la particella HE si pronuncia con l’h aspirata. 

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